Quando ero bambina mio padre mi raccontava la classica fiaba della buona notte. Mi faceva scegliere tra vari soggetti: le storie di Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo, oppure quelle di Lord Lister (o Raffles) un nobile inglese di epoca vittoriana, ormai poco conosciuto, con il vizio di rubare come Lupin. Potevo anche scegliere tra I Promessi Sposi, I tre moschettieri e altri classici per l’infanzia, le fiabe di Esopo, le parabole dei Vangeli e le… storie della Primula Rossa. Bene, otto volte su dieci sceglievo queste ultime. Mio padre non leggeva da nessun libro, ma le narrava a memoria. Non so se è da questa consuetudine che è nato il mio interesse per il periodo storico della Rivoluzione Francese; fatto sta che perdura ancora oggi, epoca in cui ho abbondantemente superato l’età per le fiabe.

Solo dopo molto tempo ho scoperto che La Primula Rossa (The Scarlet Pimpernel) è un ciclo di romanzi scritti dalla baronessa Emma Orczy e pubblicati in fascicoli agli inizi del ‘900. Il ciclo è molto popolare nel mondo anglosassone, mentre in Italia non viene ristampato integralmente almeno dagli anni ’60. L’editore Newton Compton ha ripubblicato il primo romanzo omonimo del ciclo negli anni ’90. Nel 2012, l’editore Salani ha dato alle stampe una nuova incarnazione cartacea de “La Primula Rossa”, che potete vedere qui accanto.

Le vicende sono appunto ambientate nel periodo della Rivoluzione Francese, all’epoca del Terrore. Le teste cadono come tegole, quand’ecco che comincia ad agire una misteriosa figura a capo di un gruppo, che s’ingegna in tutti i modi per salvare gli aristocratici condannati alla ghigliottina. A firma delle sue imprese lascia  una primula rossa, uno dei primi fiori che sboccia dopo il disgelo. Come a dire, un annuncio di speranza dopo l’inverno della disperazione e della morte.

Dietro il personaggio si muove il nobile inglese sir Percy Blakeney, insospettabile “damerino incipriato” e fedele amico del principe di Galles; un po’ ricorda don Diego de la Vega, l’indolente gentiluomo che in realtà cela l’infallibile giustiziere Zorro e che agisce nella California sotto il dominio spagnolo. L’espressione ha avuto una tale fortuna che a oggi si indica come una “primula rossa” un ricercato dalle forze dell’ordine che riesce sempre a far perdere le sue tracce; o, più semplicemente, una persona inafferrabile di cui non si conosce l’identità.

Premetto di non aver visto nessuno dei film che sto per menzionare, ma, per amor di completezza, aggiungo che le imprese della Primula Rossa sono state riproposte fin dai tempi del cinema in bianco e nero. Nel 1917, viene prodotto The Scarlet Pimpernel, con Dustin Farnum come protagonista; nel 1934 è la volta del film con Leslie Howard, ovvero il lagnoso Ashley di Via col Vento. Abbiamo avuto un La primula rossa nel 1982 con Anthony Andrews nel ruolo del nobile inglese, che pare non sia un granché. La versione più recente è una miniserie TV del 1999-2000 in cui l’eroe è interpretato dall’attore Richard E. Grant.

Ma la cosa più straordinaria è che… la Primula Rossa esisteva davvero! Esattamente come il personaggio letterario, anche lui agiva nell’ombra, assumeva varie identità e mai nessuno riuscì a catturarlo.

Il suo nome era “barone” Jean-Pierre de Batz, nato nel 1754 e morto nel 1822, un uomo la cui reale origine è avvolta nel mistero. Nella biografia Saint-Just di Mazzucchelli viene presentato come la bestia nera dei rivoluzionari: misterioso, audace, inafferrabile, finanziatore di agenti, corruttore di uomini, ideatore di complotti  veri o fasulli che siano  con lo scopo di gettare la confusione e l’incertezza tra i deputati della Convenzione. E, cosa più importante, metterli l’uno contro l’altro per provocare una carneficina, cosa che difatti avviene, e determinare la fine della Rivoluzione.

A un mese dalla morte di Danton e dei sui amici sulla ghigliottina, i membri dei Comitati scrivono a Fouquier, a proposito della cospirazione permanente di de Batz: “Ti ordiniamo di scoprire a ogni costo l’infame de Batz… Durante gli interrogatori dei suoi complici non dovrai trascurare il minimo indizio. A tal fine non risparmiare qualsiasi compenso finanziario. Chiedi pure la libertà immediata per ogni detenuto che ti permetterà di farti scoprire questa canaglia, viva o morta, seguendola o spiandola. Ripeti a tutti che ormai è un fuorilegge, che la sua testa è a prezzo.” Anche Robespierre, l’Incorruttibile, esorta ad adoperare qualsiasi mezzo per stanare de Batz. La cosa ridicola della faccenda è che lo stesso Robespierre ha conosciuto di persona questo pericoloso cospiratore… perché era stato un suo collega all’Assemblea Costituente.

Il barone lasciò delle memorie sulla sua avventurosa carriera di agente e sobillatore, e sugli espedienti adoperati per camuffarsi. Nei Ricordi narrò come riusciva a trasformarsi in un batter d’occhio, assumendo l’aspetto e la personalità di tre esseri fittizi, da lui creati e muniti dei più sicuri documenti d’identità. Essi erano: un orologiaio svizzero di nome Nathey, il rubicondo marsigliese Vallier e il placido alsaziano Muller. Nel gennaio 1794 fu sorpreso dagli sbirri in uno dei suoi rifugi a Parigi e fu a un passo dalla cattura. All’ordine di aprire la porta, si presentò alle guardie come l’alsaziano Muller, dall’aria non molto sveglia. Li mise dunque sulle tracce del barone de Batz, guidandoli a un altro appartamento dove, come ovvio, non c’era il minimo segno… di se stesso. Gli agenti ringraziarono “Muller” per il suo disinteressato aiuto alla patria; e un quarto d’ora dopo de Batz poté dileguarsi sotto le spoglie del marsigliese Vallier. Incredibile, vero?

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Vi è piaciuta la storia della vera Primula Rossa? In fondo si prova un po’ di simpatia per questi personaggi ingegnosi, molto spesso ladri, che riescono a farla franca… perlomeno a livello letterario!

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Fonti: 
Saint-Just di Mario Mazzucchelli – ed. dall’Oglio
Ritratto del barone de Batz da Wikipedia