Di recente si è  molto dibattuto sul progetto di una legge intesa a individuare e contenere quelle che si chiamano fake news ovvero notizie false, vere e proprie “bufale” che vengono poi ingigantite da quella gran cassa di risonanza che è il web, ovvero social network e affini. Mentre una volta la notizia falsa, chiamiamola così perché abbiamo l’equivalente in italiano, rimaneva circoscritta al bar o nelle chiacchiere di paese, o comunque nell’ambito di una comunità molto ristretta, ora invece rimbalza in rete in maniera velocissima, e risulta distorta, ingigantita, trasformata al punto da renderla irriconoscibile rispetto alla fonte iniziale. La notizia falsa viene presa come verità assoluta e tale viene trattata, scatenando dibattiti e prese di posizioni aggressive, orientando opinioni con il cosiddetto effetto-sciame. Nessuno ha la possibilità di smentirla o decostruirla risalendo alla fonte, tanto sinuoso risulta il suo cammino, come il movimento di un serpente. Non è infrequente che, qualche settimana o qualche mese dopo, la falsa notizia si riveli, appunto, come tale ovvero costruita ad arte.

Ma è sempre vero che la cosiddetta “bufala” rimaneva nell’ambito di un territorio limitato anche nel passato? Nella Francia del 1789 non fu così. Dal 20 luglio al 6 agosto 1789, quindi dopo la presa della Bastiglia, nelle campagne francesi si manifesta infatti una situazione di panico generalizzato detto della Grande Paura, suscitato dalla falsa notizia della massiccia invasione di briganti venuti a distruggere i raccolti e a trucidare i contadini, per vendicare la nobiltà colpita dalle rivolte agrarie scaturite dai recenti sviluppi politico-sociali.

Il tutto viene annunciato dalla fervida immaginazione popolare, che assiste a fenomeni inspiegabili come una grande stella rossa nel cielo, fiamme che danzano sulle acque stagnanti; ode la campana della chiesa rintoccare da sola, in chiesa l’organo comincia a suonare improvvisamente, le porte si spalancano e si chiudono di colpo senza che vi sia un alito di vento. Le notizie più disparate si diffondono con la velocità del vento: in Bretagna, nella valle della Dordogna, sulle Alpi, nel Mediterraneo, compaiono frotte di briganti armati, che incendiano le case, bruciano il grano nei campi, ammazzano il bestiame. Nessuno sa da dove arrivano questi energumeni, ma tutti sono certi che sia imminente il pericolo. In molte regioni i contadini si armano di falci, bastoni, fucili da caccia e corrono alla ricerca di questi uomini… per poi tornare a casa senza aver veduto nulla e nessuno. Molti popolani ne approfittano per eseguire dei veri e propri regolamenti di conti: assaltano i castelli dei signori, trucidano, saccheggiano e ammazzano.

Dalle coste avvistano persino la flotta inglese, e nell’Artois – la regione di Robespierre – se la danno a gambe. Ma l’invasione dall’Inghilterra non avverrà mai. Altra gente fugge in un vero e proprio esodo, convinta di essere inseguita dall’esercito imperiale… ma da quale esercito? Nessuno lo sa.  Un cronista informa che “un tale panico aveva preso gli animi che ognuno abbandonava la propria casa, per andare a casaccio, chi sa dove. Il parroco di Ruillé confessò quel giorno, dalle quattro alle dieci pomeridiane, gente che aveva perduto il senno, pensando che la morte fosse vicina.” In un villaggio del Pèrigord un cavaliere ha dato ordine di preparare duecento aste di lance… ma nessuno va a ritirarle perché non serviranno.

Vi sono alcune ipotesi da parte degli storici. Alcuni deducono che questo “grande spavento” sia stato fomentato da pochi uomini che mossero un ristretto gruppo di esecutori. Questi mandanti – forse con l’aiuto dei venticinque milioni che Pitt, il ministro inglese grande nemico della Francia insorta, si è fatto concedere dal Parlamento – hanno probabilmente voluto destabilizzare il paese in modo da eseguire una prova generale di mobilitazione rivoluzionaria. Se il paese si fosse indebolito, avrebbe potuto essere attaccato e, magari, spartito. Come a dire, erano stati i costruttori di fake news dell’epoca per incutere la paura in modo che questa si propagasse come l’incendio che arde nella boscaglia secca, scatenare una reazione e muovere le persone da un capo all’altro del paese. Esattamente come succede ora.

Da che mondo e mondo, quindi, sono sempre esistite queste false notizie, e non soltanto sul web ma soprattutto sulla carta stampata quando furono inventati i giornali e, da sempre, per bocca della gente. Oggi la differenza sta nella tecnologia impiegata, e quindi nella velocità di propagazione e nel fatto che rimaniamo comodamente seduti davanti al computer o allo smartphone anziché armarci di picche, falci e randelli. Ma le reazioni verbali “di pancia” possono avere il medesimo grado di violenza e istigazione alla discriminazione e al razzismo.

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Appurare che cosa sia falso e che cosa sia degno di credibilità è difficilissimo e nessuno ha l’autorità per fare dei distinguo. Su un articolo di qualche giorno fa, si sosteneva infatti che si tende a cercare delle “prove” che confermino la nostra teoria e quindi le nostre certezze. 


Una legge contro le fake news quindi è inutile, oltre che controproducente. Uno dei metodi potrebbe essere quello di non prendere per oro colato tutto quello che circola, a partire dai giornali. Voi che cosa ne pensate?

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Fonte:
Robespierre di Friedrich Sieburg – Longanesi & C. 

Immagini:

  • Bambino nella Francia della Rivoluzione
  • Assalto al castello – stampa popolare presso il Musée Carnavalet di Parigi
  • La notte del 4 agosto 1789 ovvero Il delirio patriottico – stampa popolare