La primavera è arrivata in pompa magna, e la nostra amica Clementina ci propone una gita al Parco dei Mostri, denominato anche Sacro Bosco o Villa delle Meraviglie di Bomarzo in provincia di Viterbo. Si tratta di un parco naturale ornato da numerose sculture in peperino risalenti al XVI secolo e ritraenti animali mitologici, divinità e mostri.
Questo luogo è nella mia lista dei desideri da molto tempo, ma per me è un po’ distante, dunque godiamoci la carrellata di immagini e notizie offertaci da Clementina!
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È tempo di gite fuori porta e vorrei parlarvi di una creazione della cultura cinquecentesca davvero particolare, un parco costellato di sculture uniche nel loro genere: il Sacro Bosco di Bomarzo, in provincia di Viterbo.
Ogni volta che ho visitato questo luogo ho colto sempre aspetti diversi e molto interessanti. Devo però chiarire che si tratta di uno di quei siti permeati di un’energia strana, tutt’altro che rilassante, tuttavia la sua esperienza merita senz’ombra di dubbio il viaggio.
Ebbene, il Sacro Bosco rappresenta l’antitesi del classico giardino “all’italiana” cinquecentesco, non ha alcuna relazione con realizzazioni precedenti e non possiede somiglianti filiazioni di genere in epoche successive. Si contraddistingue da ogni altro giardino in quanto sembra esser stato concepito da un pensiero allo stato di sogno. Esso, infatti, è tanto ricco di fascino, quanto è misterioso. Nella prima foto che vi propongo sotto, potete vedere l’Orco, il celeberrimo mostro simbolo del parco.

Per tentare una lettura di questo complesso monumentale senza eguali vi rimando alla biografia estesa del suo malinconico committente, il duca Pier Francesco (detto Vicino) Orsini (4 luglio 1523- 24 dicembre 1584), che potete trovare QUI.

Subito sopra, potete invece ammirare l’opera Giovane che sfoglia un libro di Lorenzo Lotto (databile al 1530 circa) conservato presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia, e presunto ritratto del duca Orsini.
Vicino Orsini è un’eccentrica figura di principe-poeta, educato alle arti della guerra e alla caccia, ma anche legato al colto ambiente farnesiano. Non per niente, Vicino è amico di molti dei principali letterati del suo tempo, tra i quali Bernardo Tasso e Annibal Caro, Francesco Sansovino, Claudio Tolomei.
Grazie al matrimonio con Giulia Farnese, celebrato nel 1542, il duca Vicino Orsini eredita la signoria di Bomarzo e nel 1552 inizia la realizzazione del “bosco”. Nel 1560, però accade un fatto imprevisto che incide grandemente sulla sua sensibilità: la moglie, Giulia, muore all’improvviso. Nelle lettere che Vicino scrive alle persone più care indica quel luogo immerso nel verde quale sua unica oasi di pace e contemplazione. Vi ci lavora fino al 1580, in pratica fino a quattro dalla morte.

Di Bomarzo, infatti, si potrebbe dire che sia un giardino incantato raccolto intorno a un castello che, dall’alto di uno sperone di roccia, lo sovrasta con fierezza. Ma rimarrebbe una descrizione sommaria, incapace di rendergli giustizia.
Qui sopra potete vedere, per esempio, una delle due Sfingi che accolgono il visitatore appena varcata la soglia. Il loro aspetto ricalca tanto il modello classico di donna col corpo di leone quanto quello egizio, poiché sono entrambe prive di ali. Ogni Sfinge reca un’iscrizione, e questa recita:
«TU CH’ENTRI QUA PON MENTE PARTE A PARTE
ET DIMMI POI SE TANTE MARAVIGLIE
SIEN FATTE PER INCANTO O PUR PER ARTE»
Infatti, la prima impressione che ricordo di aver ricevuto visitandolo è stata di addentrarmi in un luogo in cui il tempo, magicamente, si era sospeso. In questo bosco, che si articola su altezze diverse, seguendo una logica ricca di significati simbolici, mi sono inoltrata in un percorso che, andando dal basso verso l’alto, mi ha consentito di incontrare mostri grotteschi terrificanti e al tempo stesso, forse per via della loro stessa iperbolicità, capaci di blandirmi.
Pian piano che mi inoltravo in quel labirinto, perché in fondo il Sacro Bosco è una sorta di labirinto, vi ho scorto riferimenti al mito etrusco (ricordo che Bomarzo si trova all’interno della Tuscia), al mondo incantato dei poemi cavallereschi, e a quello ancor più inquietante della fiaba nordica.
Immaginatevi un’estesa macchia di verde densa di ombre, di intrichi della vegetazione, di apparizioni paurose. Ecco, tutti questi elementi che vanno a comporre una sequenza narrativa di inconsueti episodi sembravano creati apposta per cogliermi di sorpresa.
Nella foto qui accanto, potete vedere un maestoso elefante trasporta una grossa torre e nella proboscide tiene un legionario romano, quasi a volerlo stritolare. Sembrerebbe un riferimento all’impresa di Annibale durante le guerre puniche.


Procedendo tra le scenografie di quinte arboree, le statue colossali, le bizzarre strutture, il suono dell’acqua scrosciante che si accompagnava al vento e numerose e inquietanti iscrizioni, disseminate qua e là, ho avuto l’impressione di aver abbandonato il mondo reale per accedere in un altro, non solo stravagante, ma addirittura sovrannaturale.
Un sentiero iniziatico, ecco cos’è a tutti gli effetti questo boschetto. Solo adottando questa chiave di lettura è possibile dare un senso al mascherone araldico, al gigante iracondo che squarta una donna, all’enorme tartaruga, all’inquietante mascherone con la bocca spalancata, all’elefante da guerra, alla casetta pendente, e ad altri fantastici elementi che accolgono l’ignaro visitatore… Qui accanto, la scultura di Ercole che lotta con il gigante Caco; denominato anche “il Colosso”, è la statua più grande del bosco.



Qui sopra, potete vedere il gruppo formato da una grossa tartaruga, sul cui guscio tondeggiante è collocata la statua di una Nike. La tartaruga è simbolo di stabilità e di longevità, rappresenta l’unione tra la terra e il cielo. Il gruppo scultoreo è infatti il passaggio verso la purificazione e la donna alata è l’apice di questa trasformazione. Nella foto a destra, la maestosa statua di Nettuno, dio dei mari, con un delfino tra le braccia.
Conclusioni
Riflettendoci oggi, a distanza di tantissimi anni dalla mia prima visita, se dovessi indicare il criterio della sua progettazione direi, senza indugio, che esso è inequivocabilmente quello delle emozioni.
Ma di cose stravaganti e sovrannaturali Bomarzo è veramente gravido e ciò che vi ho appena raccontato non è che una piccola parte di quello che potrete trovare.

Buona primavera a tutti e a presto!
Clementina Daniela Sanguanini
In questo caso posso dire di esserci stato di persona e concordo sul fatto che, al di là di quello che si può dire e descrivere a parole, la suggestione che si prova nel corso della visita è qualcosa che difficilmente si può immaginare se non la si sperimenta in modo diretto.