I fenomeni che riguardano l’invisibile suscitano sempre inquietudine, spavento, curiosità, scetticismo… mai indifferenza! Ne convenite, non è vero? Anche nel XVIII secolo succede la stessa cosa: in un periodo dove si vanno diffondendo sempre più le nuove scienze e la razionalità come strumenti per debellare l’ignoranza e la superstizione, prende corpo e si diffonde l’immensa paura del vampiro,
Il re Luigi XV apprende del caso di Arnold Paole, un soldato-contadino morto che avrebbe sterminato metà degli abitanti di un villaggio serbo nel 1726 e nel 1732, e poi quello di un altro serbo, Peter Plogojowitz. Il re è sempre stato affascinato dalla morte e legge con particolare interesse le relazioni dei medici militari austriaci che avevano aperto le tombe e analizzato i cadaveri dall’aspetto insolitamente sano e pieni di sangue fresco, e ordina al duca di Richelieu di condurre un’inchiesta approfondita.
Nella stessa Francia, negli anni tra il 1764 e il 1767, si diffonde la leggenda di una bestia che uccide in modo particolare le donne e i bambini. I corpi delle vittime sono stati dilaniati in maniera differente da come fanno i lupi. Le vittime ufficiali – e sottolineo “ufficiali” perché a un certo punto le autorità smettono di contarle – sono 137 e una dozzina di loro sono state decapitate. La cosiddetta Bestia del Gévaudan mostra una singolare astuzia e intelligenza rispetto alle varie centinaia di soldati inviati per catturarla e per lungo tempo riesce a eludere ogni trappola. Alcuni sostengono di averla uccisa e mostrano cadaveri di lupi enormi. Da qui sembrerebbe nascere la leggenda del lupo mannaro: le descrizioni parlano di un animale grande come un vitello, con pelo striato e lunghi canini. A un certo punto un cacciatore porta al re il cadavere di una bestia enorme, ma è talmente irriconoscibile che non gli viene corrisposta la ricompensa promessa.
In Francia vi sono anche innumerevoli racconti di fantasmi, anche se spesso sono frutto di fantasia. Uno di questi ha luogo a Saint-Cloud, dove si avvista il fantasma della defunta duchessa, accanto alla fontana dove si sedeva per avere refrigerio dal caldo. Una sera un lacchè, andato ad attingere acqua dalla fontana, vede qualcosa di bianco e senza viso seduto sul bordo della fontana; la figura si alza e risulta alta il doppio dell’uomo. Il povero servo fugge terrorizzato, assicura che si trattava della signora duchessa, cade ammalato e muore. Il “fantasma” si rivela essere poi una persona in carne e ossa: una vecchia insonne in vena di divertirsi, e particolarmente brutta.
Quello che è certo è che storie di vampiri, lupi mannari e spettri sono diffuse a ogni latitudine e presso ogni cultura,,, e quindi, per riprendere il famoso adagio, dico: “Non è vero, ma ci credo!”
Nella mia Milano ci sono ben tre celebri fantasmi al femminile: innanzitutto quello di Bernarda, la figlia illegittima di Bernabò Visconti che ormai ben conosciamo, condannata dal padre a morire di fame perché accusata di adulterio. Viene rinchiusa nel monastero di Santa Radegonda insieme con una cugina, anche lei accusata dello stesso misfatto. Quel monastero non esiste più, ma c’è la via che sfocia proprio in piazza Duomo, e alle volte si dice che il fantasma della povera fanciulla giri lamentandosi a voce alta. Un altro fantasma celebre è quello di una giovane donna vestita di nero nello stile del 1800, e fotografata sul sagrato del Duomo di Milano specialmente insieme a coppie di sposi novelli. Un altro ancora è la dama del Castello Sforzesco, che si aggira nei pressi del nostro maniero più famoso al calar delle tenebre. Non si sa chi sia, ma ogni tanto qualcuno si imbatte nella dama, che, come da tradizione, dopo un primo approccio amichevole rivela di avere una faccia orrenda.
***
Mi piacciono molto le storie di fantasmi e fatti strani! E voi avete qualche storia dei vostri luoghi da raccontarmi, e che vi ha particolarmente colpito?
***
Fonte:
“Guida pettegola al Settecento francese” di Francesca Sgorbati Bosi – Sellerio editore
“Le Vampire” di R. de Moraine, 1864
“Attacco della Bestia del Gévaudan” in una stampa dell’epoca
Una volta ho visto un film sulla bestia del Gevaudan, un film ovviamente francese che immaginava una sorta di complotto (non c'era nessuna bestia, le vittime erano uccise da… vabbè, non spoilero nell'ipotesi che tu non lo abbia visto e ti venga la voglia di vederlo).
Qui da me non so se esistano leggende del genere. Ce ne sono sicuramente, ma non particolarmente note o diffuse, le leggende popolari ormai tendono a scomparire perché nessuno le tramanda più. Per dire, la mia maestra delle elementari una volta ci accennò a una fabbrica abbandonata lungo la ferrovia in cui, si diceva, ci fosse un fantasma, però una cosa che si diceva quando lei era bambina e che a quanto pare nessuno dice più…
Ciao, Ariano, grazie del commento. Penso che tu ti riferisca al film Il patto dei lupi, mi ci sono imbattuta nel cercare l'immagine della stampa per la Bestia. Credo proprio che cercherò di recuperarlo.
Peccato però che si perdano questi racconti popolari. Quando trascorrevo in Trentino le mie estati per via della mamma che era di quelle parti, c'erano delle case abbandonate che si prestavano a racconti di spettri… ma più che altro erano frutto della nostra fervida fantasia infantile.
Nelle campagne della mia zona, quand'ero bambino, circolava ancora l'innocua gatta gnuda. Unica sopravvissuta dell'antico bestiario immaginario.
Siccome non l'ho mai sentita nominare, ho fatto una ricerca. Leggo che la credenza di questa gatta glabra e dal miagolio terrorizzante era diffusa nella zona del Mugello.
Infatti, è il Mugello la mia zona 🙂
🙂
Una storia che raccontava mia nonna, e che mi capitò di ascoltare più volte.
Il castello svevo di Cosenza, sera autunnale, lei doveva avere 14 o 15 anni (era nata nel 1916). Faceva quella strada assai spesso e non la impressionava percorrerla anche da sola e di sera. C'è un sentiero che costeggia il castello e che è una specie di scorciatoia per chi dalle campagne raggiungeva il caseggiato del centro storico.
Ebbene, una sera mia nonna vede un uomo con camicia bianca, larga, portare una carriola vuota. Si incrociano, lui guarda fisso davanti a sé. La cosa le parve strana, perché in quella zona si conoscevano tutti e quest'uomo non aveva nulla di familiare. Lei sale lungo il sentiero, lui scende. La cosa strana è che a pochi passi dal punto in cui si incrociano il rumore della ruota della carriola, che saltella sui sassi, non si sente più, si spegne come con un interruttore. Lei si volta e l'uomo non c'è più.
Come sempre, magnifico post. 🙂
Ma che storia mi hai raccontato, Luz, da far venire i brividi! E' davvero la classica storia di fantasmi che mette la pelle d'oca. Tra l'altro l'hai raccontata così bene che mi è sembrato di vedere la scena con grande precisione. Ho guardato anche sul web le foto del castello: che imponenza e che spettacolarità!
Grazie per il commento finale, un grande abbraccio. 🙂
Ah ah ah …è che sono un'affabulattrice! (notare la doppia "t") 🙂
Non oso immaginare che cosa sia vederti recitare dal vivo. 🙂
Ti sarebbe assai piaciuta la mia interpretazione di Schifanoia, una sorta di "deus ex machina" asessuato che mi sono inventata per supportare un racconto sui contenuti delle commedie shakespeareane. 🙂
Per caso in rete c'è qualche spezzone dove reciti? Mi ricordo che ho visto il theatre trailer di Sogno di una notte di mezza estate.
Devo caricare i nostri video sul canale, in effetti. Il fatto è che non ne possiedo di buona fattura. Ahimè, non ancora.
Qui puoi vedere il trailer che ho creato per Foglie d'erba:https://youtu.be/qzeF3EJEuI4
… se riesci a fare copia e incolla. 🙂
Che bello, Luz! 🙂
Non solo sono riuscita a fare copia e incolla, ma l'ho visto ed è bellissimo! A parte l'indubbio fascino della storia e la tua testimonianza sul successo dello spettacolo, lo trovo molto professionale. Spero che ne arrivino altri. 😉
Un post tutto da gustare, questo. Posso dirlo o suona macabro?! 🙂 Scherzi a parte, sono davvero interessanti (e impressionati) queste vicende che ci hai raccontato. La storia di Bernarda è quella che più mi dà i brividi. Sappiamo che Bernabò Visconti non scherzava mica, eh… Tu sei mai stata nei pressi dell’ex monastero?
Slurp! Della storia di Bernarda non ho raccontato i dettagli più atroci, tra cui che non morì subito perché succhiava con una cannula l'olio delle lampade, che qualche mano pietosa le metteva in misura abbondante. Il che le permise di andare avanti per qualche mese, finché Bernabò non se ne accorse e ordinò che la guardia fosse più stringente. Dopo morta, cominciarono a vedere appunto il suo fantasma. Pare che il padre facesse disseppellire il cadavere, pronto ad andare su tutte le furie se avesse scoperto che c'era un'altra al suo posto o che l'avevano fatta fuggire. Bernarda aveva una gamba leggermente più corta, e quindi ciò permise di riconoscerla. Però le apparizioni continuarono. C'è anche una questione legale ed ereditaria molto complessa legata a Bernarda, ma quella è un'altra storia.
Per rispondere alla tua domanda, sono passata spesso in via Santa Radegonda perché è nei pressi de La Rinascente. Ma non è niente di eccezionale: tra l'altro c'è sempre stato un cinema multisala, ed è la classica via da street food, molto chiassosa.
Della sposa vestita di nero che compare in piazza Duomo puoi trovare delle foto sul web. Io ne ho vista una in bianco e nero… molto inquietante.
Leggo sempre con interesse questi tuoi post legati alla storia di Francia ma stavolta, con un titolo/argomento del genere, non potevo assolutamente esimermi dal leggere – e dal commentare. Il vampiro è in effetti un prodotto della cultura contadina ed è stato soltanto in un secondo momento, con la sua diffusione in letteratura, che si è trasformato in una figura aristocratica. Già lo saprai, ma la bestia del Gévaudan è una delle leggende alla base del famoso film di Borowczyk La bestia, che ho visto per la prima volta pochi anni fa (annoiandomi discretamente, devo dire). Per quanto riguarda i fantasmi, di leggende e racconti popolari ne conosco molti, ma così su due piedi non mi viene in mente nulla in particolare. Ci sono comunque tanti spunti diversi in questo tuo post, che non mi stupirei di vedere altri approfondimenti in futuro… O almeno, lo spero 🙂
Ciao, Simona, grazie mille per il commento! 🙂 Tra l'altro approfitto per dirti che post-Sadako sto leggendo e commentando su TOM il vostro filone relativo ai 'luoghi' infestati e quindi ogni giorni faccio il pieno di brividi e paura.
A dire il vero era la prima volta che sentivo parlare della bestia del Gévaudan, e su Wikipedia c'è una scheda fatta piuttosto bene e con molti particolari e altre stampe dell'epoca. Posso figurarmi che cosa doveva essere girare per le campagne a quell'epoca, specie a ore tarde: già le persone erano superstiziose, in più non c'era la minima illuminazione. C'era da morire dalla paura anche senza incontrare nessuna bestia!
Mi affascina molto questo retrogusto horror del secolo dei lumi!
In effetti si potrebbe pensare a loro come a dei progenitori di Dario Argento! 😉
Le storie di fantasmi sono sempre molto 'gustose' per riprendere il termine di Maria Teresa. Anch'io ho visto il film Il patto dei lupi con Vincent Cassel e secondo me è ispirato alla bestia di Gevaudan, leggendoti ho subito pensato a quel film. Riguardo alle storie di fantasmi che conosco mi viene in mente una storia che raccontava mia madre: una notte dei giovanotti si introdussero nel cimitero per fare una scommessa e giocare a chi era più coraggioso, uno di loro mentre camminava si sentì tirare la maglia e lui rimase impietrito dalla paura, cominciò a urlare come un ossesso e morì di infarto fulminante. I suoi amici alle sue urla scapparono terrorizzati. In realtà la sua maglia si era impigliata in un ramo di albero che sporgeva sul sentiero, così lo trovarono il mattino dopo. In pratica morì di paura come il povero servo di cui racconti. Mia madre raccontava questa storia e poi diceva sempre che bisognava avere paura dei vivi e non dei morti…però io in un cimitero di notte non ci andrei mai 😉
Ciao, Giulia. Vorrei proprio recuperare il film Il patto dei lupi, a questo punto. Per quanto riguarda le storie di fantasmi, sai che avevo sentito parlare del gruppo di ragazzi che decise di passare la notte al cimitero, e uno di loro morì d'infarto? Probabilmente la storia era stata pubblicata sui giornali. Mi auguro, almeno, che sia stato l'unico caso!
In quanto a me, mi piacerebbe dormire una notte nel classico castello infestato, ma rigorosamente in compagnia in modo da fare i turni di guardia nel caso (assai improbabile) che riuscissi a dormire!
Il fascino c'è, eccome! Non ho episodi da raccontare, ma ricordo che il Dracula di Stoker mi piacque molto. Anch'io credo che le "stranezze" molto diffuse quanto a luogo e tempo abbiano un fondamento di verità. 🙂
Il Dracula di Stoker è un evergreen, non stanca mai! 🙂
Gustosissimo post! Di Bernarda conoscevo la storia, mentre ignoravo la dama nera e quella del Castello Sforzesco (magari qualche discendente dei Visconti è stata assassinata lì) . So del fantasma di Agnese Visconti al castello a Mantova e poi mia madre mi raccontava del Palazzo Ducale di Sabbioneta, addirittura infestato dai fantasmi delle giovani sedotte e trucidate dai Gonzaga… io non ho mai trovato nulla di tutto questo, né sui libri, né in internet, ma devo dire che l’atmosfera nelle sue sale ispira molto 😉
Di Agnese Visconti avevo letto la storia in un recente romanzo di Luigi Barnaba Frigoli, Maledetta serpe sulla spregiudicata ascesa al potere di Gian Galeazzo Visconti. Agnese era la figlia di Bernabò Visconti, accusata di adulterio e giustiziata dal marito Gonzaga. Evidentemente la poverina non serviva più, in quanto Bernabò era stato incarcerato e fatto fuori dal nipote. Sui fantasmi del Palazzo Ducale di Sabbioneta non sapevo nulla… comunque, che bella città, piccola ma altamente teatrale. Ben si presta a una storia di amore e morte. Grazie di essere passata, Clem!
Mi spiace doverti contraddire, ma la leggenda del lupo mannaro non viene dalla bestia del Gevaudan (un esempio di criptide), ma è molto più antica: ne parlavano già gli antichi romani, per esempio (il versipellis), senza contare il mito degli hulfednar presso gli scandinavi. Un paio di anni fa avevo scritto un articolo sull'argomento.
Caspita, grazie mille! Andrò a cercare sul tuo blog questo articolo. Oppure, se vuoi puoi mettermi il link qui in un commento, vado a colpo sicuro.
http://insidetheobsidianmirror.blogspot.it/2015/01/ore-dorrore-il-lupo-mannaro-pt1.html#more
http://insidetheobsidianmirror.blogspot.it/2015/01/ore-dorrore-il-lupo-mannaro-pt2.html#more
Grazie,faccio un nodo al fazzoletto per la mia prossima tornata di lettura post su TOM.