Eccoci di nuovo con il Il Caffè della Rivoluzione del mercoledì a trascorrere insieme qualche buon momento in compagnia! Oggi parliamo di un aspetto davvero esaltante e positivo di quel periodo: la stampa, che letteralmente esplose. Giornali di opposte tendenze politiche nascevano incessantemente, si stampavano e si vendevano in migliaia e migliaia di copie, si avviava la distribuzione e ci si abbonava al proprio giornale preferito. E il tutto contribuiva ad accendere gli animi e i liberi dibattiti e in una società dove il concetto di privacy era inesistente: si apriva la corrispondenzala censura era prassi normale e si poteva ricevere una lettre de cachet e finire sepolti vivi in qualche orrendo carcere perché si osava criticare o denunciare il potente di turno.

Non fu soltanto la stampa giornalistica a godere di questa fioritura straordinaria, ma anche il romanzo. Si scriveva e si pubblicava come matti, e gli analfabeti, cioè la stragrande maggioranza, ascoltavano la lettura ad alta voce riuniti attorno al lettore preposto. In questo periodo furono dati alle stampe romanzi scandalosi come Justine o le disavventure della virtù (Justine ou les Malheurs de la vertu), del marchese De Sade, manoscritto datato 1788, versione originaria poi ampliata del 1787; oppure circolarono con maggior vigore romanzi pubblicati addirittura più indietro nel tempo, come il celebre La principessa di Clèves di Madame La Fayette, vero antesignano del romanzo introspettivo moderno.

Uno dei romanzieri più curiosi e interessanti di questo periodo è Jacques Cazotte, che qui potete vedere in un ritratto di Jean-Baptiste Perronneau. Nato a Digione il 17 ottobre 1719, fu considerato dai suoi contemporanei un vero e proprio “visionario“, uno dei tanti che popolarono la Francia del Settecento, epoca dell’Illuminismo ma anche della fioritura di numerose sette esoteriche.

La prima parte della sua vita fu tuttavia all’insegna della normalità. Seguì il suo piano di studi presso i Gesuiti di Digione, prima di entrare a far parte, dal 1747 e per un decennio circa, della marina reale presso Martinica. Cazotte assistette nel 1756, sempre presso la Martinica alla esplosione dello scandalo La Vallette, innescato dal gesuita accusato di bancarotta e di concussione che finì per rovinare l’intero ordine religioso. Nel 1759, colpito da scorbuto, tornò in Francia. Avendo ricevuto in eredità dal fratello una villa sulla Marna, vi si trasferì definitivamente. Il 9 luglio 1761 si sposò con una signora creola e per quindici anni si dedicò prevalentemente alla letteratura.


Nel 1775 iniziò a seguire sempre più le proprie inclinazioni per il fantastico e il soprannaturale. Frequentò la setta degli “Illuminati”, un movimento di ispirazione massonica con sede a Lione. In questo periodo Cazotte fece esperienze medianiche, divulgando le sue visioni e diventando famoso per le predizioni.

La sua opera più famosa, che volentieri ho riletto in questi giorni, è Il diavolo innamorato (Le diable amoureux), pubblicata nel 1772. In questa storia ambientata tra Napoli, Venezia e la Spagna, il demonio in persona si presenta al giovane spagnolo Alvaro. Ecco un estratto del primo incontro:


Presi in breve tempo questa decisione, sebbene fossi un po’ turbato dal lamento dei gufi e dei barbagianni che abitavano i dintorni e l’interno della caverna.

Un poco rassicurato dalle mie riflessioni, raddrizzo il busto, mi pianto bene sulle gambe, deciso a resistere. Pronuncio l’evocazione con voce chiara e sonora, e alzando il tono chiamo, a tre riprese e dopo brevi intervalli: ‘Belzebù!’

Un brivido mi correva lungo le vene e i capelli mi si rizzarono in testa. Avevo appena finito, quando una finestra a due battenti si apre proprio di fronte a me, in cima alla volta. Un fiume di luce abbagliante esce dall’apertura e una testa di cammello, orribile per forma e dimensioni, si affaccia alla finestra. Aveva orecchie smisurate. L’odioso fantasma apre le fauci e con un tono che ci confà alla figura, mi risponde ‘Che vuoi?’

In ogni volta, in ogni sotterraneo lì intorno echeggiò quel terribile: ‘Che vuoi?’

Non saprei descrivere il mio stato d’animo. Non so chi mi diede il coraggio, impedendomi di perdere i sensi al cospetto di questa apparizione, o a causa del più spaventoso rumore che le mie orecchie avessero mai udito.

Nonostante il primo approccio non sia dei migliori, le cose cambiano in corso d’opera, o meglio in corso d’evocazione: il diavolo si trasforma in un bellissimo paggio che cela in realtà un’affascinante fanciulla, Biondette, cambiando disinvoltamente sesso e con il chiaro intento di sedurlo. In questo modo dà corpo alla prima coppia esoterica “di fatto” della storia.

Alvaro è francamente il personaggio più irritante, un autentico mammone che si crede di essere un vero eroe quando non ha un minimo di sale in zucca; in quanto al diavolo-fanciulla, è simpatico perché fa finta di essere quello che non è e si capisce subito dove voglia andare a parare. Molto interessante è anche la descrizione di un ceto sociale aristocratico che trascorreva le sue giornate tra festini, tavoli da gioco, amori passeggeri e sperperi di ogni tipo. Anche per quello c’era tanto bisogno dell’intervento del “diavolo rivoluzionario”! E interessante è anche la nota a pie’ di pagina dell’autore, che rivela come il testo fu alquanto rimaneggiato nel finale.

Non vi dico come va a finire la storia, appunto, perché magari avete voglia di leggerla. Si tratta di un’opera deliziosa e originale, che si legge nello spazio di una sera come recita il titolo della collana per le edizioni La Spiga.

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E a voi piacciono queste storie dei secoli passati che hanno il diavolo come protagonista? Ne rammentate qualcuna?



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Fonte:
Il diavolo innamorato di Jacques Cazotte – Tascabili La Spiga