Con il nuovo anno riapre anche Il Caffè della Rivoluzione che vi offre i suoi gustosi approfondimenti a base di croissant, chiacchiere, cioccolata e bevande calde, corroboranti e appropriate visto che ci troviamo in gennaio e in questi giorni fa molto freddo!

Niente di meglio che stare al chiuso e andare a teatro, non trovate? A proposito di teatro e Rivoluzione, vorrei raccontarvi una bella esperienza dello scorso anno. Andai infatti al Teatro Strehler a vedere con un’amica La Morte di Danton, dramma in quattro atti di Georg Büchner, dal titolo originale di Dantons Tod, scritto tra il gennaio e il febbraio 1835. L’opera viene pochissimo rappresentata in quanto dura più di tre ore, consta di una ventina tra attori maggiori e minori, oltre alle varie comparse, ha un testo molto complesso con disquisizioni politiche e filosofiche non facilmente digeribili e richiede un allestimento dispendioso o comunque impegnativo. Io naturalmente ero felice come una bambina in procinto di ricevere i regali di Natale e, anzi, mi buttai allo sbaraglio senza sapere quasi niente dell’opera, se non che era una pietra miliare sulla Rivoluzione Francese.

Il dramma per la regia di Saverio Martone mi piacque immensamente e alla fine dello spettacolo comprai il testo e anche una sorta di pieghevole che mostrava i personaggi dell’epoca in ritratti o incisioni, accompagnati dall’attore che li interpretava. Lo portai a casa e mio marito, incuriosito, lesse tutte le biografie e alla fine commentò, restituendomi il pieghevole: “Questo qui è proprio il tipo del politico che se la cava sempre.”


L’arringa di Robespierre alla Convenzione per inchiodare Danton.
Robespierre è interpretato da uno straordinario Paolo Pierobon.
Saint-Just è il primo sulla destra.

Questo qui è l’uomo da me soprannominato VB, ovvero il Viscido Barère. Nel sottobosco dei personaggi minori e poco conosciuti della Rivoluzione, se non dagli addetti ai lavori e dagli appassionati, Bertrand Barère (1755-1841) spicca come la tipica persona che passa da uno schieramento a un altro vuoi per acquisire potere, vuoi per incensare il vincitore vuoi per salvarsi la pelle. All’epoca della Rivoluzione Francese, non esistevano dei veri e propri partiti, che venivano visti come il fumo negli occhi a causa della convinzione che fossero generatori di lotte fratricide in seno alla Convenzione, il che peraltro non fu evitato, ma più che altro raggruppamenti politici.

Barère riuscì comunque a passare pressoché indenne attraverso il crollo della monarchia, il Terrore rivoluzionario, la ghigliottina, il colpo di stato per rovesciare Robespierre, l’avvento di Napoleone. Ai giorni nostri, uno come Barère si potrebbe equiparare a uno Scilipoti, un Verdini o un Razzi.

Ecco la scansione della doppia pagina. Se cliccate sulla foto e allargate la breve biografia, potete leggerla agevolmente. Siccome non sono del tutto sicura che ciò accada, ve la riporto anche qui di seguito:

Bertrand Barère, 39 anni, educato come gentiluomo, del quale aveva tutte le maniere, uomo buono per tutti i salotti, colto, poliglotta, fu uno dei principali fautori e organizzatori del regime del Terrore. Promotore del Comitato di Salute Pubblica ispirò la politica estera aggressiva della Repubblica e fu rigido assertore di provvedimenti fortemente repressivi contro i nemici della Rivoluzione. Cospirò contro Robespierre ottenendone la condanna a morte, ma venne poi imprigionato dalla nuova classe politica termidoriana. Riuscito a fuggire alla ghigliottina, fu successivamente richiamato e amnistiato da Napoleone. 

Per ulteriori approfondimenti su VB, potete anche cliccare sul link wikipedia.

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Vi piace andare a teatro? E vi siete mai imbattuti in qualche personaggio cosiddetto minore, reale o letterario, che abbia acceso la vostra immaginazione?