In questo primo post, vi parlo di Antoine de Saint-Just (1767-1794) e di uno dei suoi crimini – di quelli che, per la loro natura fredda e crudele, provocano maggiore indignazione. Costui era un politico e rivoluzionario e il discepolo più fanatico di Robespierre. Era soprannominato l’Arcangelo del Terrore per la ferocia con cui agiva contro coloro che considerava nemici della Rivoluzione. All’apice del suo potere, si incapricciò di Émilie de Sainte-Amaranhe, figlia della proprietaria di una rinomata casa da gioco al n. 50 del Palais-Royal che egli frequentava. Respinto dalla giovane, che era già sposata, in un suo rapporto alla Convenzione Saint-Just fece arrestare lei, il marito, la madre, il fratello minore. Émilie fu inviata alla ghigliottina all’età di venti anni insieme alle Camicie Rosse, ovvero cinquanta persone accusate di complotto e attentato contro lo Stato e che vennero vestite con le camicie rosse dei parricidi.

Dalla biografia Saint-Just di Mario Mazzucchelli per l’edizione dall’Oglio, che così commenta il comportamento di Saint-Just: “In altri termini è questo un ritorno alla mentalità primitiva dell’onnipotenza illusoria: una pungente necessità di fatto, di amore, di ammirazione e una contemporanea intolleranza, causa il semplice no di una donna, che sfocia in un sentimento vendicativo.”

Probabilmente il senso di inferiorità personale e caratteriale di Saint-Just era accompagnato da un senso di inferiorità politica. La casa da gioco al n. 50 del Palais-Royal era frequentata dal gotha della Rivoluzione, ed egli non poteva tollerare che Émilie gli negasse attenzioni che riservava ad altri, specie nei riguardi di un giovanissimo cantante di cui era invaghita.

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Non vi ricorda il comportamento di tanti uomini d’oggi respinti dalle proprie compagne, e che sfocia in reazioni altrettanto violente? O di tanti dittatori e dei loro figli che si credono onnipotenti?