Alla fine del mese di luglio di quest’anno è apparso un articolo su un noto quotidiano, nello specifico nella pagina della cultura, che annunciava la pubblicazione di un Dictionnaire Robespierre per le Edizioni Università di Trieste, ovvero una ponderosa opera di pp. 768 sul lessico del noto rivoluzionario francese.

Orbene, la notizia mi ha gettato in gravi ambasce per almeno tre motivi.

Il primo riguarda le mie “torri di libri” i quali, dall’armadietto dove erano rinchiusi, hanno trovato
degna collocazione su un mobile di fronte a me componendosi in pile divise per genere. Da una parte sono più tranquilla perché ce li ho di fronte e non alle spalle, rinchiusi in un armadietto dove mi sembrava che si moltiplicassero per partenogenesi; dall’altra la loro libertà li fa aumentare in altezza a ritmi esponenziali. L’unica mia salvezza è che non possono sfondare il soffitto.  Ad ogni modo, far planare sopra la torre di libri dedicata alla Rivoluzione un tomo di pp. 768 potrebbe avere effetti catastrofici, come far sedere un elefante sopra diversi tipi di torta alla glassa.

In secondo luogo l’opera in questione si concentra sul lessico politico del deputato di Arras attraverso gli strumenti della lessicometria, ovvero l’analisi quantitativa delle parole, singole o aggruppate, che vengono più di frequente utilizzate, e anche di come una stessa parola muti nel tempo. Pur con tutto il mio amore per la Révolution, sciropparmi un’opera del genere sul “nostro” mi sembrerebbe operazione piuttosto indigesta.

In terzo luogo la spesa di 60 euro è di tutto rispetto, e bisogna che ci pensi bene.

Ma non è dei miei numerosi dubbi che volevo parlarvi, bensì su una brevissima menzione, nell’articolo, della sorprendente ricorrenza di certi termini nel lessico di Robespierre, che qui potete ammirare in un celebre ritratto al Musée Carnavalet di Parigi. I curatori del  Dictionnaire Robespierre hanno deciso di concentrarsi sulle parole con meno di 500 occorrenze, e per ciascuna parola viene pubblicata la frase in cui è inserita. I riferimenti più frequenti  sono, ad esempio, ai “nemici del popolo“; altra parola molto nominata è “libertà” nelle sue diverse accezioni. Molto usata anche la parola “virtù“; anche “terrore” è in ottima posizione, seguita da “dittatura“, che viene nominata per smentire qualsiasi bizzarra imputazione; e vene sono altre ancora.

Tra quelle più nominate, c’è una parola che arriva a un totale di 491 occorrenze. Possiamo ben dire che fosse la sua parola preferita!

***

Che dite, provate a indovinarla? Si tratta di una parola famosissima. E scommetto che, ancora una volta, l’avvocato Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre detto l’Incorruttibile vi lascerà di stucco.  


Fonte:
Salvare la libertà col terrore. Il vicolo cieco di Robespierre, articolo di Giovanni Belardelli