l’occasione, il sovrano degli Innocenti col suo seguito era accampato nello
stesso luogo in cui la principessa Lyra aveva contemplato, per la prima volta,
la Conca di Smeraldo. Anche re Altair aveva dovuto percorrere a piedi la faticosa salita,
fermandosi di tanto in tanto, respirando forte ed appoggiandosi al figlioletto
Deneb come a un bastone. Ed anch’egli, una volta giunto alla sommità, aveva
deciso di sostare brevemente, riposare ed ammirare al contempo il paesaggio, e
con passo incerto era andato a sedersi su un sasso che gli sembrava avere un
aspetto invitante, con la sua forma di liscia poltrona. I servi erano accorsi a
stendere sul capo canuto del loro signore una tenda provvisoria a ripararlo dal
sole e, da lì, egli aveva scribacchiato un messaggio a Lyra, onde avvisarla
dell’arrivo inaspettato.
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Saint Pantaleon the Healer di Nicholas Roerich (1916) – Tretyakov Gallery, Moscow, Russia
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Egli, ora, sedeva sulla sua sedia di fortuna, e in
quella dolce, tiepida giornata autunnale, contemplava il paesaggio: la Conca
s’apriva davanti al re in tutto il suo splendore, ed era come calarsi, con
l’occhio, in un immobile incendio di foglie ed erbe gialle, rosse ed arancioni.
Ai lati, egli coglieva i raggi del sole che aureolavano di luce, senza
offendere l’occhio, le chiome degli alberi: erano talmente luminose e
trasparenti da sembrare sul punto di dissolversi. Sul terreno accanto a lui,
l’erba era esaltata dal sole in lunghe strisce, così da potersi contare persino i
fili più piccoli. Non transitava una sola nuvola nel cielo terso di settembre e l’aria era limpidissima; così, egli non ebbe alcuna difficoltà nel
riconoscere, nella donna che cavalcava attraverso la Conca di Smeraldo con la sua piccola scorta, e poi
saliva verso di lui, la sua stessa
figlia Lyra.
“È stata un’imprudenza venire qui.” “Sì, in effetti tua madre non voleva lasciarci andare. Temeva che re Fomalhaut potesse prendermi in ostaggio, e liberarmi dopo il pagamento d’un congruo riscatto; e men che meno voleva che io portassi tuo fratello. Ma i doni recati sono stati sufficienti a fargli cambiare idea, se mai l’avesse avuta.” Re Altair sedeva placidamente nella sala da pranzo del castello, reggendo una coppa dorata colma di vino, che stava sorseggiando ormai da molto tempo. Il vecchio re si stringeva addosso un mantello orlato di pelliccia che lo riparava dall’umidità autunnale delle montagne, cui non era avvezzo, e godeva del calore del fuoco acceso nel grande camino della sala. Alla vista del piccolo Antares, recatogli dalla balia, la fisionomia del buon re si era tutta rischiarata ed egli aveva sfiorato, commosso, le gote lisce e tenere del bimbo con le sue dita incerte. Aveva poi guardato a lungo quella fisionomia, con occhio pensieroso come se vi intravedesse qualcosa, infine aveva scosso il capo con un sorriso.
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Glory to the Hero di Nicholas Roerich (1933) Nicholas Roerich Museum, New York, USA http://www.roerich.org/index.php |
“Il re dei Mistici ha preso in sposa la principessa Cassiopea, Lyra. Entrambi ti mandano i loro saluti e sperano di poter avere presto, pure loro, un piccolo erede”. Pensierosa, Lyra chinò la testa, la malinconia le velò il viso; accanto al fuoco, l’ombra delle lunghe ciglia s’allungò sulle gote. “Che c’è, bambina mia?” Re Altair depose la coppa e si curvò verso di lei. Chiese: “Ti dispiace che Regolo, il tuo antico corteggiatore e amico, abbia preso anch’egli una sposa?” “Oh, no, no,” rispose ella scuotendo la testa. Il vecchio re le mise una mano sotto il mento e le alzò il viso: “Non sei felice, qui, nella tua nuova terra? Il principe Aldebaran è scortese con te?” “No, no,” protestò ella vibratamente. Di tutto avrebbe potuto accusare lo sposo tranne che di mancarle di rispetto, visto l’atteggiamento di gelida cortesia che teneva nei suoi riguardi. A suo figlio Antares egli non prestava alcuna attenzione, come se lo ignorasse; eppure la giovane aveva l’impressione che, al contrario, lo stesse osservando senza parere, come il predatore sorveglia la preda nell’oscurità.