Sonata del Sole di Mikalojus Konstantinas Ciurlionis
(1907)
Aldebaran si trova nella terra degli Innocenti, dove frequenta la Scuola d’Alta Magia di Mira, e, al tempo stesso, è all’opera per trovare la chiave di lettura d’alcuni volumi. Nella libreria del suo Gran Maestro, morto da tempo, in circostanze fortuite egli è entrato in possesso di sette volumi di magia, scritti con un linguaggio antico ed arcano. Da alcuni simboli stampati sul dorso e da formule a malapena intuite, ha compreso trattarsi di magia nera. Questo non l’ha indotto a distruggere i tomi; anzi, egli si è proposto, col tempo, di decifrarli e a tale scopo li ha portati con sé. 

E una notte, quale premio a tanto accanimento, si dispiegano, finalmente chiare e comprensibili, le prime parole del testo. “Occorre che una donna di terra nemica concepisca e partorisca un figlio maschio. Dal momento del concepimento, procederai seguendo le formule e i cerimoniali qui descritti. Il figlio sarà il tramite per il raggiungimento dell’immortalità”. Febbrilmente, Aldebaran incomincia a trascrivere su rotoli di pergamena le frasi che si formano, ormai a velocità prodigiosa, sotto il suo sguardo, esaltato dalla rivelazione che proprio quei volumi sono la soluzione al problema suo, e di Fomalhaut. Rimane alzato per tutta la notte, scrivendo alla luce d’una candela, mentre le pergamene si ammontano in pile ordinate sulla scrivania oppure si arrotolano sul pavimento come serpenti che si snodano, pronti a mordere. 

Alle prime luci dell’alba, esce dal castello e passeggia in solitudine nel giardino, con lo sguardo colmo d’una luce insana, quando s’imbatte in Regolo, suo compagno di studi e principe dei Mistici, cui rivela qualcosa sul ritrovamento e sulla decifrazione dei tomi. Due giorni dopo, il giovane Aldebaran si congeda da Mira con un pretesto e ritorna alla terra dei Crudeli. 

***

Dieci anni più tardi, Aldebaran ritiene sia giunto il momento di rivelare al fratello la sua scoperta ed il suo progetto: egli intende ritornare nel Primo Regno, e chiedere in sposa Lyra degli Innocenti. È passato molto tempo dal giorno in cui egli ha iniziato e terminato la decrittazione dei testi, a causa dell’arcaicità del linguaggio, dalla complessità delle formule e della sua stessa inesperienza. Egli, nel frattempo, è divenuto Mago del Nord e ha preso possesso dei territori settentrionali, mentre il fratello, dopo la morte del padre, è diventato re dei Crudeli, e regna insieme alla sposa Denebola degli Orgogliosi. Cosa più importante di tutte, ha potenziato a dismisura le sue capacità e ha pattuito una tregua con il gemello, per non rischiare di mettere a repentaglio le loro vite con gesti avventati.



Ospite presso il fratello, il principe Aldebaran gli espone il suo progetto. “Potrai conciliare le nozze con la tua dedizione alla magia?” obietta Fomalhaut, allungando i piedi verso il focolare della sala da pranzo. Aggiunge, con qualche malizia: “Mi risulta che i maghi non debbano concepire alcuna forma di attaccamento.” “Fratello mio, hai ragione: gli esseri umani si lasciano possedere dall’amore e dall’odio, come se due divinità, entrambe pericolose, si incarnassero in loro e li facessero sragionare,” gli risponde Aldebaran. Il fuoco scoppietta nel caminetto, liberando lingue di fiamma e parendo dar corpo alle parole del mago. “Sono io, invece, a possedere amore ed odio, a dosarli quali ingredienti d’una pozione racchiusa in un’ampolla, a mescolarli, a servirmene e, all’occorrenza, a frantumare l’ampolla e gettar via il residuo in modo che non ne rimanga traccia. Così, una volta ottenuto il mio scopo di procreare un figlio maschio, secondo i dettami del testo, mi libererò della mia temporanea sposa spezzandone la vita o liberandomene nel modo che riterrò più opportuno.” Il re dei Crudeli sghignazza e approva di cuore; e, dopo essersi fatto recare del vino, alza il calice alla buona riuscita del progetto.

***



Il Mago del Nord si scosse dalle sue meditazioni e levò la testa scrutando il cielo. La Luna era in Scorpione: il pianeta stava transitando attraverso la ferale costellazione, ed era tempo che egli s’impadronisse del grembo ignaro di Lyra come d’una fucina dove si lavora di notte, con una lanterna velata, per paura d’esser scoperti. Egli, tuttavia, non aveva di questi timori: solo un mago pari a lui – e non ve n’erano, nei Quattro Regni, neppure Mira, ora – avrebbe potuto indovinare che cosa stava per accadere.

Il Ciclo dello Zodiaco: Vergine  di Mikalojus Konstantinas Ciurlionis
(1907)
Si alzò, pose la mano sinistra sulla pagina del volume di magia, levò la bacchetta del comando con la destra… e, al centro del doppio Cerchio Magico, le ombre s’addensarono fino a prender corpo e formare una figura di donna. Immersa in un sonno stregato, Lyra era distesa nel Cerchio, il braccio destro piegato e la mano a sorreggere la guancia, come se si trovasse ancora coricata nel suo letto, e la luce della luna, proveniente dal foro circolare della mozza Torre della Magia, le illuminava il viso, incorniciato dai capelli foltissimi. Nell’oscurità, il mago Aldebaran sollevò nuovamente la bacchetta magica, catturò quell’opalescenza, la diresse verso la fanciulla, ed essa si diffuse tutta sul ventre di Lyra, là dove la scintilla della vita palpitava simile ad una stella in cielo. 
E Aldebaran s’immerse nell’oscurità silente, staccò quella stella e, con un gesto della mano alzata, iniziò la sua opera.